Nella toponomastica cittadina capita spesso d’incontrare nomi sopravvissuti alle stesse entità che li hanno generati. È il fenomeno del "fossile toponomastico": un'impronta curiosa e radicata che ci invita talvolta a riflessioni profonde. Impossibile ignorare le tradizioni, le storie e le leggende che legano certi luoghi a concetti ormai rarefatti ma decisivi; così come non si possono trascurare i richiami a personaggi simbolici, santi ed eroi, nelle titolazioni di vicoli e piazzette. Figure che giungono da un passato ancestrale e impenetrabile, a cui sono sopravvissute nonosante sovvertimenti d'ogni genere. Un
alone di sacralità permane nel luogo, rivelando il
potere di un nome e, sostanzialmente, della parola che lo rivela.
È questo il caso di San Miniato fra le Torri, una chiesa antichissima che sorgeva nel cuore della cerchia antica di Firenze, a pochi passi dall’antico foro romano (piazza della Repubblica). Oggi non ne rimane niente, se non qualche muro integrato nei palazzi esistenti. E c’è il nome di una piccola via, quasi nascosta fra via dei Cavalieri e via Pellicceria, che richiama inequivocabilmente la presenza di Miniato, santo d’importanza cruciale per la diffusione del cristianesimo a Firenze, la cui chiesa principale si trova sul Mons Florentinus. Nel poggio d’oltrarno il culto di Miniato è documentato almeno dall'età carolingia: un diploma dell'anno 783 menziona una basilica dedicata al martire e situata a Firenze, dove presumibilmente erano già custodite le sue spoglie (1).
La tradizione agiografica, di origine assai più tarda rispetto agli eventi narrati, vuole san Miniato martirizzato durante le persecuzioni dell'imperatore Decio intorno alla metà del III secolo. Secondo il racconto medievale (XI sec.), dopo la decapitazione il santo avrebbe raccolto la propria testa e raggiunto il colle che oggi porta il suo nome. È una leggenda che appartiene alla memoria religiosa della città ma che non possiamo collegare a nessuna ricostruzione storica oggettiva. Quel che sappiamo è che il culto di Miniato ebbe una notevole importanza nella Firenze alto-medievale, tanto da lasciare il proprio segno non soltanto sul colle primitivo, con la celebre basilica, ma anche nel cuore dell'abitato.
San Miniato intra mura
La chiesa di San Miniato fra le Torri fu una delle parrocchie più antiche di Firenze, appartenente al nucleo delle trentasei chiese del primitivo cerchio urbano. La sua esistenza è documentata almeno dal 1046, quando un atto la ricorda come proprietà della potente abbazia di Nonantola (così come Santa Felicita, San Michele Bertelde, e l’originaria chiesa del Cestello). (2) Non sappiamo con precisione quando fosse stata costruita, ma possiamo collocarla in un periodo anteriore al Mille, nella stessa fase in cui prese campo il culto di Miniato.
L'edificio era inserito in un tessuto cittadino densissimo, dove le famiglie più influenti avevano fatto costruire le proprie abitazioni fortificate dando vita a uno dei paesaggi più caratteristici della città medievale, ed è da questa circostanza che deriva il suo nome. San Miniato era infatti circondata da una vera e propria selva di torri, appartenenti alle famiglie degli Strozzi, dei Pilastri, dei Palermini, dei Cipriani, dei Lamberti ed altri … (3) tutte erette a rappresentanza del potere delle consorterie, della capacità di controllare lo spazio urbano e difendersi e fronteggiarsi nei periodi di conflitto.
In questo scenario la chiesa costituiva un punto di riferimento religioso e comunitario ma anche un elemento di continuità terrestre, in un quartiere dominato dalla competizione ideale, e direi aerea, fra le famiglie cittadine.
Nel corso dei secoli l'edificio attraversò varie trasformazioni. Nel Quattrocento, come altri templi della cerchia antica, subì la modifica dell’orientamento con lo spostamento dell'altare verso occidente. A metà del Settecento San Miniato fu ristrutturata su iniziativa del priore Gaetano Maria Veraci e su progetto del fratello Giovanni Maria, architetto. Nel 1785, durante delle soppressioni parrocchiali volute dal granduca Pietro Leopoldo, la chiesa venne sconsacrata e successivamente adattata a uso abitativo.
La fine arrivò nel 1894, nel corso dei grandi lavori di risanamento del Mercato Vecchio. Ma la trasformazione era stata così radicale che, quando arrivò il momento della demolizione, risultava già difficile riconoscere nell'edificio l'antica destinazione religiosa.
San Miniato fra le Torri scomparve in questa fase di sovvertimenti lasciando ben poche tracce materiali. Sulle sue antiche fondamenta sarebbe sorto il palazzo delle Poste, mentre una parte del vecchio tracciato che conduceva alla chiesa sopravvisse nella piccola strada che ancora oggi porta il suo nome.
San Miniato, la selva originaria e il rapporto tra città e colle
Vale la pena percorrerla, questa via di San Miniato fra le Torri. È un passaggio modesto, quasi invisibile rispetto alla monumentalità della vicina piazza, ma si tratta di una delle poche sopravvivenze di una trama urbana che non esiste più. Il nome ci restituisce un'immagine un po’ incongrua per il fiorentino odierno, abituato a immaginare il culto del santo al di fuori delle mura cittadine. Nel leggere la targa toponomastica si resta sorpresi: difficile immaginare le tracce di san Miniato qui.
Chiunque sia cresciuto in questa città, coltivando interesse per essa, ricorderà il mito della cefaloforia di Miniato, una delle leggende cittadine più ancestrali e curiose. Tuttavia, di questo mito sfuggono i contorni precisi e alcuni luoghi di Firenze, per quanto trascurati, potrebbero aver avuto un ruolo, oggi sommerso, nella miti-storia di Miniato.
Non sappiamo esattamente dove avvenne la decapitazione, né conosciamo il luogo preciso in cui il corpo del santo, recuperata tra le mani la sua stessa testa, si sarebbe recato per riposare in attesa della fine dei tempi. Tale locus amoenus è identificato dalla tradizione nel colle di San Miniato, e ciò è dichiarato per la prima volta nella vita redatta dall'abate Drugone nel XI secolo. Ma in un precedente manoscritto carolingio, ricco di stratificazioni, incoerenze e arcaismi longobardi, si parla in modo più generico di una decapitazione, senza indicare né il luogo dell’esecuzione né della sepoltura (4).
Anche nella versione medievale il luogo del martirio resta incerto: si parla di un “gorgo” un miglio fuori le mura (5). Mentre la selva in cui il corpo va a spegnersi – che già nel manoscritto originario porta il nome di «Elisboth» (?) – risulta la stessa in cui Miniato era stato catturato, e solo ora viene collegata al Monte di Firenze.
Innanzi a questa confusione toponomastica viene spontaneo ipotizzare che l’esecuzione di Miniato, come di altri cristiani integerrimi, si sia svolta non lontano dal centro della Florentia romana.
E che una serie di esigenze politiche-ecclesiastiche abbiano spinto con insistenza a porre il luogo fuori dalla città, comunque lontano dalle Torri, o da San Pier Maggiore dove fu probabilmente conservato il corpo (6); insistendo inoltre con la localizzazione di Elisboth – detta Arisbotto, molto tempo dopo, dal Villani – sul colle dell’attuale basilica.
Dove fu ucciso Miniato, dove "decise" di morire, e dove fu conservato realmente il suo corpo?
Possiamo immaginare che la chiesa intra mura medievale avesse conservato qualche suo "diritto agiografico", quale punto di partenza (7) di un sentiero/processione che doveva ricalcare il percorso del santo cefaloforo. Una prospettiva che, il giorno della festa del santo, poteva condurre dal cuore della città al monte sacro, secondo una logica iniziatica ben condivisibile.
Senz’altro il nome/toponimo di Miniato appare legato a una selva dal nome apparentemente esotico, dove il santo forse fu eremita, forse fu catturato, forse morì ...
Qualcosa del genere, a pensarci, esisteva proprio a pochi passi (in salita, in quell'epoca) da San Miniato tra le Torri: verso la collinetta di Or San Michele e il suo orto/bosco sacro all'Arcangelo, e prima a chissà chi. ... Ma si tratta di una suggestione, o poco più.
Comunque vada, una viuzza tutto sommato anonima del centro storico, con il suo nome altisonante e con qualche antica pietra sporgente, diviene oggi il luogo per una riflessione sul potere dell’agiografia e sul senso irriducibile di un percorso iniziatico: portare sé, nel senso più pieno e mentale, oltre il fiume o sul colle sacro, nel cuore della selva originaria ed al di là di essa.
LP
Fiorendipità
ogni primo Martedì del mese
Note
1) Riferiamo al sito stesso dell'Abbazia, La basilica e il monastero, storie di santità e arte, sanminiatoalmonte.it/, cfr. Wikipedia voce Miniato di Firenze,
2) Storia della chiesa: Arnaldo Cocchi, Le chiese di Firenze dal
secolo IV al secolo XX, Firenze, Pellas, 1903, voce San Miniato tra le
Torri, p. 139 e seguenti. Consultazione del volume.
3) Assetto medievale del quartiere: Comune di Firenze, Commissione
storico-archeologica comunale, Studi storici sul centro di Firenze,
1889, capitolo XI. Testo digitalizzato.
4) Alberto Cotza, Archeologia di un’agiografia. Le (ri)scritture delle Passioni di san Miniato (sec. IX-XI), «Studi di storia medioevale e di diplomatica», p. 12 e seg.
5) Ibid., p. 18. Potrebbe trattarsi dello stesso luogo così definito nei secoli successivi, già deputato ad adunanze e giudizi, in cui avrebbero poi preso sede i frati minori. In pratica, Drugone avrebbe rilflesso un'immaginario a sé contemporaneo, ponendo l'esecuzione dove già si consumavano tali ritualità. Difficile immaginare cosa si trovasse in quel luogo nei secoli precedenti: forse solo alberi e paludi. Ed è probabile che, nella tarda romanità, le esecuzioni si svolgessero altrove e più vicine a Florentia (come presso la porta Aquilonarum, se prendiamo il caso di Radagasio, nel V secolo).
6) Dallo studio approfondito dei manoscritti risulta anche l'ipotesi che il corpo di Miniato, come altri santi e martiri, sia stato conservato nella chiesa di San Pier Maggiore. A proposito di questa deduzione, si veda Alberto Cotza "Archeologia di un’agiografia ...", cit., p. 21 e seg.
7) È ragionevole pendsare – e alcune testimonianze (prevalentemente indirette) lo confermano – che la chiesa intra mura fosse identificata come luogo del martirio, sebbene esistano appunto altre tradizioni ed ipotesi. Per una sintesi rimando a Wikipedia, voce San Miniato tra le Torri.
Nota
dell’autore: i testi pubblicati in questo blog sono scritti
generalmente in pochi giorni se non poche ore, in prossimità del
Marte-dì di riferimento, ed è possibile che contengano approssimazioni
tecniche; refusi o altri tipi di errori, quanto riferimenti (a persone o
cose) da ritenersi casuali. Si invita i ricercatori, se mai fosse
necessario, a vagliare in altra sede i dati storici e si resta comunque a
disposizione (in email o commenti, anche sui social) per errata corrige
e precisazioni varie.



